Il quinto dipinto, più grande (255 x 141), rappresenta la Madonna col Bambino, circondata da santi, sotto l'azione dello Spirito santo e lo sguardo benedicente degli angeli e dell'Eterno Padre. Datata intorno al 1560, è attribuita alla scuola di Paolo Cagliari, detto Veronese dalla città dove nacque nel 1528; morì a Venezia nel 1588. Pittore prolifico ha lasciato nel nostro Abruzzo diversi segni del suo passaggio, probabilmente perché anche lui impegnato dalla famiglia ducale degli Acquaviva di Atri. Che il dipinto sia del Veronese lo confermerebbe la presenza di un piccolo ramoscello d'olivo con cui l'artista, pare, fosse solito firmare le sue opere. In un testo d'arte, dedicato proprio al Veronese, viene riportata una interessante testimonianza con foto: un dipinto simile, con leggerissime varianti e di una decina di centimetri più larga, attribuita quasi unanimemente allo stesso Veronese, si trova a Monopoli, presso l'Episcopio. Sono ambedue dello stesso autore o l'una è copia dell'altra? Bisognerebbe indagare. Intanto è interessante sapere che disegni preparatori si trovano agli Uffizi e al Louvre. 3. Queste cinque tele sono state per secoli, e sono ancora oggi, una catechesi mariana della fede della Chiesa: perciò "perseveriamo", forse con un po' di ingenuità, nel riporle esposte alla vista di tutti i fedeli. Attraverso il linguaggio artistico della bellezza, delle luci e dei chiaroscuri, dell'espressione dei visi e degli atteggiamenti, ci parlano della vita della Madonna, della sua apertura a Dio per essere "sua ancella", disponibile alla grazia e "prima discepola" del suo Figlio Gesù. Esse ripropongono alla nostra considerazione l'arte e la pietà del diciassettesimo secolo: un secolo di grande e profonda devozione alla Madonna; farebbe bene alla nostra fede, anche se espressa con altra sensibilità, rispecchiarci in questa fede e in questa devozione.
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