La chiesa è impreziosita da 5 grandi tele di buona fattura e di autori conosciuti. Ultimamente (la notte del 3 luglio 2000) erano spariti, assieme al Tabernacolo ligneo, per mano di sacrileghi ladri che avevano potuto rubare indisturbati, introducendosi nella chiesa da una porta posteriore del campanile in fase di ristrutturazione.
Grazie all'azione intelligente e solerte dei Carabinieri di Roma e di Giulianova, sono stati individuati i ladri e recuperati i quadri e il Tabernacolo ligneo, che il giorno dell'Assunta sono stati riposizionati al loro posto; è ancora possibile ammirare di nuovo la bellezza e considerare il simbolismo di questi bei cinque grossi dipinti: essi, secondo il loro linguaggio proprio, rappresentano e lodano la salvezza operata da Dio nella Vergine Maria.
1. I primi quattro dipinti, rappresentano quattro momenti della vita della Madonna, visti attraverso la fede della Chiesa:
l''Immacolata concezione;
- 1' Annunciazione dell'Angelo a Maria;
- la Natività di Gesù;
- l'Assunzione di Maria al cielo.
 | | Restaurati a cura delle Belle Arti dell'Aquila, solo recentemente, nel 1996, sono stati restituiti al Santuario. Stando alle più recenti ricerche, queste quattro tele, di identica misura (2 metri per 1.40), fanno parte di un ciclo di dipinti che un pittore nativo di Trapani, ma napoletano di adozione, Giacomo Farelli - nato nel 1624 (?) e morto nel 1701 - aveva approntato forse proprio per la vecchia chiesa di questo Santuario della Madonna dello Splendore, intorno al 1660, probabilmente dietro incarico e per devozione dei Duchi Acquaviva di Atri. Infatti proprio in quegli anni l'artista stava affrescando l'interno del palazzo ducale; anche se gli affreschi, purtroppo, sono andati |
perduti, in questo ultimo decennio si sono scoperte altre opere che Giacomo Farelli ha lasciato nel nostro Abruzzo teramano: oltre che ad Atri, è accertato che anche alcuni dipinti della Scala Santa di Campii portano la sua firma e sono opere sue e della sua scuola le tele della vecchia chiesa dei cappuccini di Cermignano. In una stampa del 1870, che riproduce una edizione del 1659, riguardante la storia del Santuario, vengono riportate le seguenti notizi: "Nell'anno 1653, l'eccellentissimo Sig. Duca d'Atri XIV don Giosia Acquaviva, niente dissimile dai suoi antenati, ma tra essi il più singolare, ed il popolo di Giulianova, acciocché questa Vergine non rimanesse abbandonata, ed il suo monastero derelitto ...", si diedero da fare per rinnovare, restaurare e ingrandire il piccolo Santuario. "L'Eccellentissimo signor Duca don Giosia Acquaviva volle colle proprie mani onorarla della prima pietra di fondamenta per fondamentarci eternamente la memoria della singolar devozione, che egli aveva verso di questa gran Vergine dello Splendore... e risolvette di ridurre la sua chiesa in miglior stato e struttura di quello si trovava prima...".
Descrivendo, poi, i lavori effettuati nella piccola chiesa, si aggiunge: "... Quell' eccellentissimo Signore fece rifare con moderne maniere l'Altare Maggiore, ove sta collocata la statua della gloriosa Vergine ...; nel rimanente del suo vano altri quattro altari tutti uniformi... con superbissimi quadri, che per la stima del pittore che li dipinse, essendo stata l'eccellente mano del Farelli, si tengono con gran custodia coperti, (toltine però i giorni solenni) acciocché non siano offesi dalla polvere...". Poi vengono descritti gli altri addobbi e altre munificenze della famiglia Acquaviva.